Primo a tramandarci
un nome per il nostro insediamento è stato, su incarico
del Gran Conte Ruggero, lo scrittore Edrisi (1099 - 1164) che
scrisse di "Labiri (Oliveri) come di un bello e grazioso
casale, con un grande castello in riva al mare, un bagno, delle
case, delle buone terre da seminare, dei ruscelli perenni sulle
sponde dei quali erano impiantati alcuni mulini e con un bel
porto nel quale si faceva copiosa pesca di tonno". L'attuale
denominazione dal nome del condottiero de Carlo Magno "Oliveris"
del quale si son volute ricordare ed onorare eroismo e cortesia,
risale certamente all'epoca in cui, mancando la scrittura, il
compito di esaltare e tramandare le gesta eroiche e gloriose
dei paladini di Carlo Magno e di Re Artù era affidato
ai poeti popolari che, passando da una piazza all'altra, scatenavano
la fantasia e l'entusiasmo popolare e strappavano onori anche
ai più potenti.
Per effetto della
spartizione operata dal Gran Conte Ruggero il territorio compreso
tra i fiumi Elicona (Oliveri) e Montagna fino al mare era
rimasto assegnato, per decreto del 1088 dato a Melito (Reggio
Calabria) ai monaci Benedettini di Patti.Nel 1360 Re Ferdinando
di Aragona ridimensionò questa concessione distaccando
dalla regia sacrezia di Patti il "feudo", il "
CASTELLO",
e la "tonnara" di Oliveri per farne dono al secondogenito.
Situato ai piedi di un bellissimo santuario, TINDARI,
circondato,alle spalle dalle catene montuose degli Iblei e
di fronte dal mare che ci offre una bellissima visione,durante
le belle giornate,delle ISOLE EOLIE
che sembrano quasi attaccate.Non vi è una data precisa
che ci conferma la nascita del comune di Oliveri ma è
ragionevole presumere sia avvenuta dopo il 1810 e prima del
1815 ed è certo che ebbe inizialmente aggregati i limitrofi
villaggi di Falcone e di Casino di Falcone che poi si separarono
nel 1857 fondendosi per formare,come formano ancora, il Comune
di Falcone.
Molte
sono state le risorse economiche del nostro paese sin dai tempi
antichi,primi a sperimentare la pescosità del nostro
mare sono stati certamente i greco-dorici che,dopo essersi insediati
sul colle del Tindari, hanno dovuto sentire il bisogno di ricorrere
alla pesca per assicurare sufficienti approvvigionamenti ai
nuovi insediati che,data la lontana provenienza e la scarsezza
dei mezzi,avevano potuto trascinarsi dietro viveri per breve
periodo.Ma la grande pescosità del golfo è divenuta
storicamente certa durante la dominazione romana avendo lasciato
scritto Cicerone che ad Ostia aveva visto scaricare, da navi
provenienti dal porto di TINDARI
(Oliveri) il tonno di cui i romani erano ghiotti e che,compariva
nei banchetti di celebri ghiottoni come Appiccio,di celebri
personaggi come Lucullo famoso per i lauti banchetti che offriva
agli invitati e persino di imperatori come Nerone.